
Come gestire l’elaborazione del lutto?
depressione
L’elaborazione del lutto è quel processo che una persona utilizza per superare il dolore causato dalla perdita di una persona cara. Il percorso si divide in fasi teoriche che non sempre trovano una reale applicazione sul singolo individuo.
Quando viene a mancare una persona cara, per motivi differenti, si introduce quella che in gergo tecnico viene definita l’elaborazione del lutto. Ovvero la capacità del singolo di prendere atto di questo momento e accettare l’assenza del parente o dell’amico/a.
Chiaramente questa è una definizione teorica, nella realtà bisogna fare i conti con situazioni differenti: ogni lutto è un momento intimo, personale, che può essere vissuto con intensità diverse. Molto dipende anche dal modo in cui una persona ha terminato il suo percorso nella vita. Ci sono decessi difficili da accettare, altri prevedibili e altri ancora che subentrano nella vita delle persone in modo inaspettato. Come il famoso fulmine a ciel sereno.
E poi ci sono i lutti che agli occhi esterni non sembrano tali. Come, ad esempio, un aborto spontaneo: una condizione che molte donne devono affrontare insieme al proprio partner e che spesso non vene riconosciuto a livello sociale. Ma anche in questo caso c’è bisogno di una profonda elaborazione del lutto. Vuoi più informazioni sull’argomento? Continua a leggere.
Per approfondire: cosa è la tanatofobia? Come si affronta la paura di morire?
Quella che in generale noi intendiamo con il termine elaborazione del lutto, invece, è una fase che dovrebbe aiutare proprio ad attraversare una serie di step. Che permettono all’individuo di accettare e convivere con la mancanza delle persone. In realtà si tratta di un processo molto personale che non ha tempi e percorsi definiti a monte, uguali per tutti.
C’è da aggiungere che l’elaborazione del lutto, in senso figurato, riguarda anche condizioni differenti dal decesso di un parente, un partner o un amico. Come la fine di una relazione, la perdita del lavoro o il trasloco. Insomma, dove si manifesta una mancanza importante.
Diversamente, ci possiamo trovare di fronte a patologie anche gravi come il lutto patologico o complicato, con relativa anestesia emotiva nei confronti di tutto ciò che riguarda la vita personale, gli affetti, gli interessi reali. Si mette in discussione tutto, dalla famiglia al lavoro.
Infatti, conosciamo da tempo il modello della psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross che ha definito 5 fasi comuni - negazione, rabbia, negoziazione, depressione e accettazione - nel suo famoso libro On Death and Dying (1969). Un testo fondamentale, considerato come uno dei libri del secolo secondo la selezione del 199 della Biblioteca pubblica di New York. Ecco una breve descrizione di queste 5 fasi dell’elaborazione del lutto ipotizzate dalla Ross:
Lo stesso si può dire per una malattia grave fulminante. Lo stesso si può dire delle perdite particolarmente atroci come quelle legate ai bambini. Chiaramente non si può fare una classifica del dolore, si può verificare una condizione del genere anche per la perdita di un nonno al quale siamo particolarmente affezionati ma è chiaro che in questo caso ci può essere una consapevolezza maggiore del fatto che prima o poi arriverà il momento.
Il blocco è ancora più evidente nel momento in cui la persona scomparsa tocca una fase importante del quotidiano: ogni istante sarà letto come una sofferenza, una mancanza. Ecco perché in alcuni casi può fare la differenza una terapia cognitivo-comportamentale che ti aiuti ad affrontare nel miglior modo possibile il lutto.
Chiaramente questa è una definizione teorica, nella realtà bisogna fare i conti con situazioni differenti: ogni lutto è un momento intimo, personale, che può essere vissuto con intensità diverse. Molto dipende anche dal modo in cui una persona ha terminato il suo percorso nella vita. Ci sono decessi difficili da accettare, altri prevedibili e altri ancora che subentrano nella vita delle persone in modo inaspettato. Come il famoso fulmine a ciel sereno.
E poi ci sono i lutti che agli occhi esterni non sembrano tali. Come, ad esempio, un aborto spontaneo: una condizione che molte donne devono affrontare insieme al proprio partner e che spesso non vene riconosciuto a livello sociale. Ma anche in questo caso c’è bisogno di una profonda elaborazione del lutto. Vuoi più informazioni sull’argomento? Continua a leggere.
Per approfondire: cosa è la tanatofobia? Come si affronta la paura di morire?
Cos’è l’elaborazione del lutto, una definizione
L’elaborazione del lutto è quel percorso cognitivo ed emotivo che le persone affrontano per gestire il dolore di una perdita. Non è detto che si riesca a superare questo dolore, infatti casi del genere possono portare a condizioni patologiche come la depressione.Quella che in generale noi intendiamo con il termine elaborazione del lutto, invece, è una fase che dovrebbe aiutare proprio ad attraversare una serie di step. Che permettono all’individuo di accettare e convivere con la mancanza delle persone. In realtà si tratta di un processo molto personale che non ha tempi e percorsi definiti a monte, uguali per tutti.
C’è da aggiungere che l’elaborazione del lutto, in senso figurato, riguarda anche condizioni differenti dal decesso di un parente, un partner o un amico. Come la fine di una relazione, la perdita del lavoro o il trasloco. Insomma, dove si manifesta una mancanza importante.
Perché l'elaborazione del lutto è importante?
Perché il lutto - la perdita di una persona cara - è uno dei momenti di stress più intensi per l’essere umano. L'elaborazione ti permette di superare la ritualità del fatto luttuoso a livello sociale - le condoglianze, le visite di cortesia, le parole di circostanza - e ti mette a confronto con l'evento doloroso in modo che possa essere vissuto. E superato nella fase critica.Diversamente, ci possiamo trovare di fronte a patologie anche gravi come il lutto patologico o complicato, con relativa anestesia emotiva nei confronti di tutto ciò che riguarda la vita personale, gli affetti, gli interessi reali. Si mette in discussione tutto, dalla famiglia al lavoro.
Quali sono le fasi dell’elaborazione del lutto?
Iniziamo con un punto chiaro: come anticipato, non esiste un percorso definito e preciso. Ogni individuo affronta questo passaggio in modo congeniale e non è detto che sia sempre un successo (anche per questo esiste il supporto dello psicologo). In linea di massima, però, sono state individuate delle fasi idealtipiche per gestire l’elaborazione del lutto.Infatti, conosciamo da tempo il modello della psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross che ha definito 5 fasi comuni - negazione, rabbia, negoziazione, depressione e accettazione - nel suo famoso libro On Death and Dying (1969). Un testo fondamentale, considerato come uno dei libri del secolo secondo la selezione del 199 della Biblioteca pubblica di New York. Ecco una breve descrizione di queste 5 fasi dell’elaborazione del lutto ipotizzate dalla Ross:
- Negazione: condizione di incredulità e rifiuto della perdita subita. Ha una funzione precisa, ovvero fornire del tempo alla persona per metabolizzare l’evento.
- Rabbia: arriva un momento in cui si incolpa qualcuno, anche se stessi. Si prova a trovare una causa dell’evento. L’espressione della rabbia è una necessità comune.
- Patteggiamento: si prova a razionalizzare, a creare un confronto tra assenza e presenza in modo da ottenere speranza e sollievo considerando scenari futuri.
- Depressione: si fanno i conti con la mancanza della persona cara e subentra una fase di chiusura. Anche se doloroso, resta un momento importante per elaborare il lutto.
- Accettazione: arriva il momento in cui chi vive il lutto comprende che è successo, che l’evento è un fatto avvenuto. Quindi si prosegue, il dolore non scompare.
Quanto può durare l'elaborazione del lutto?
Come anticipato, non esiste un canovaccio o una regola per capire quanto durano i passaggi per elaborare la perdita. In alcuni casi si risolve in 6 mesi, altri impiegano un anno o anche due per affrontare il lutto. Dipende dalle relazioni che si sviluppano intorno al singolo, dall’aiuto che può arrivare da una psicoterapia o anche dalla gravità dell’evento luttuoso che può essere atteso (ad esempio una morte per età avanzata) o meno.Perché non riesco a uscire dal lutto?
In alcuni casi, l’evento è così traumatico che può portare a una fase di insabbiamento che ti lascia in una costante depressione. Questo può avvenire in una fase di perdita improvvisa, traumatica, legata a un fatto non preventivato. Come, ad esempio, un incidente.Lo stesso si può dire per una malattia grave fulminante. Lo stesso si può dire delle perdite particolarmente atroci come quelle legate ai bambini. Chiaramente non si può fare una classifica del dolore, si può verificare una condizione del genere anche per la perdita di un nonno al quale siamo particolarmente affezionati ma è chiaro che in questo caso ci può essere una consapevolezza maggiore del fatto che prima o poi arriverà il momento.
Il blocco è ancora più evidente nel momento in cui la persona scomparsa tocca una fase importante del quotidiano: ogni istante sarà letto come una sofferenza, una mancanza. Ecco perché in alcuni casi può fare la differenza una terapia cognitivo-comportamentale che ti aiuti ad affrontare nel miglior modo possibile il lutto.