
La depressione si può curare
I sintomi nervosi spesso assumono la forma di disturbi fisici e, infatti, come già precisato in precedenti articoli, vi sono talune funzioni del corpo umano che risultano particolarmente esposte e, conseguentemente, colpite dall’ansia e dalla depressione.
Ci sono individui in cui la rabbia, la paura e la tristezza si manifestano sotto forma di sintomi fisici, per questo si dice che “somatizzano”, in quanto all’origine della localizzazione dei sintomi, in un determinato punto del corpo, c’è spesso il ricordo di un episodio triste che ritorna in mente proprio quando la tensione si allenta.
Ad esempio, può accadere che, durante una seduta di fisioterapia, durante la quale, al paziente viene massaggiata una spalla, il paziente, che era arrivato con un dolore che riteneva esclusivamente fisico, con suo enorme stupore, scoppi a piangere per un fatto doloroso, oppure per per uno spavento che risale al passato, ed ecco che, eliminata la tensione, il paziente riuscirà a rilassarsi.
Una diagnosi sbagliata può causare molta sofferenza, infatti tutti quanti noi siamo abituati ai giudizi negativi che non fanno altro che incrinare la nostra autostima e riempirci di dubbi.
Le frasi da non dire a una persona depressa o ansiosa
Affermazioni quali, ad esempio, “tirati su” , “sei un pò ansioso”, “sei solo depresso”, piuttosto che “ti piace fare il malato per attirare l’attenzione”, e ancora, “è solo un dolore isterico” , “è tutto frutto della tua immaginazione”, oppure, “non hai niente, sei solo un po’ depresso, devi imparare a sorridere”, possono essere veramente deleterie, causando sconforto e peggioramento di un umore già quanto mai compromesso.
Se noi chiedessimo a quelle persone che fanno queste affermazioni di darci un consiglio, oppure di come si fa a tornare a sorridere o a guarire dall’essere un po’ ansiosi, è molto probabile che non saprebbero darci una risposta.
Intendo, ovviamente, nel senso di una risposta competitiva e valida ai fini del controllo del disturbo.
Per cui, siccome sappiamo che, accanto ai malati immaginari, vi sono, purtroppo, persone che stanno veramente molto male e che desidererebbero, con tutte sé stesse, poter guarire, non è assolutamente giusto prendersi gioco di loro, continuando ad accusarle.
Queste persone che sono sofferenti di disturbi dell’emotività, quali l’ansia e il panico, fanno già una duplice fatica in quanto, oltre ai disturbi di cui soffrono, devono anche sentirsi dire, “ti diverti a fare il malato”, senza poter rispondere a chi fa queste affermazioni che, in realtà, non si capisce che cosa ci sia di divertente nel dover fare così tante assenze per malattia al punto tale da rischiare di perdere il lavoro, nell’aver sempre qualche problema in qualsiasi situazione si debba affrontare e nel creare continue preoccupazioni a chi ci sta intorno.
Forse siamo cresciuti con l’idea che il dolore fisico sia l’unico legittimo, tant’è vero che molte persone riconoscono di non provare alcun senso di difficoltà nel dover disdire un appuntamento se hanno il raffreddore, piuttosto che il mal di gola, mentre provano ansia o senso di colpa se il cambiamento di programma è dovuto al fatto che sono depressi o in preda ad un attacco di panico.
A questo punto, diventa necessario inventarsi un disturbo fisico e preoccuparsi, poi, di aver detto una bugia.
Essere depressi o soffrire di disturbi dell’emotività quali, ad esempio, ansia e panico, è molto diverso dal sentirsi semplicemente infelici, perché quando siamo soltanto infelici è spesso possibile riuscire a scoprirne la causa nella nostra vita oppure in quella di chi ci sta vicino e, a poco a poco, impariamo a dare meno peso alla nostra tristezza, ci consoliamo e riusciamo a tornare a vivere una vita normale, anche se, magari, non proprio priva di dolori.
Il depresso non accetta le sue emozioni e cancella sentimenti tristi e positivi
Non è così, invece, per quel che riguarda la depressione, intesa come depressione vera, infatti in questo caso il malato non riesce ad accettare i suoi sentimenti tristi, perciò li cancella e non prova più alcuna emozione.
Allo stesso modo, cancella anche i sentimenti positivi con i quali potrebbe bilanciare il suo stato d’animo, ed è proprio per questi motivi che diventa molto difficile se non impossibile confortarlo.
E’ molto triste pensare che tante persone trascorrano interi anni in una semi-inerzia emotiva, senza rendersi conto di soffrire di una malattia curabile, perché la depressione è spesso, purtroppo, una malattia subdola, è una malattia che assale pian piano, anestetizzando progressivamente i sentimenti, finché non raggiunge la condizione secondo la quale il paziente non prova più alcuna emozione.
Il peggio di tutto questo è che il depresso accetta come normale l’idea di una vita triste, grigia e senza gioia.
Tutti possono soffrire di depressione, anche se, in alcuni soggetti, non sono da escludere fattori ereditari.
In qualsiasi caso, il depresso non è solo un individuo triste, ma anche sfiduciato, con poca stima di sé stesso, è pervaso da continui sensi di colpa, dall’incapacità di esprimere un’adeguata aggressività per affermarsi e, in genere, si chiude in sé stesso, nella sua immobilità, perché è schiacciato dal bisogno di autopunirsi, di autodistruggersi, è sempre pessimista, non concepisce mai il futuro come opportunità, ma come un eterno presente, dove l’inutilità del vivere è, per lui, costante, infatti gli sembra che il tempo non scorra mai.
Mi spiegava una giovane donna:
“Vivere depressi è come abitare in una stanza che ha bisogno di essere rinfrescata, ma non te ne accorgi e, quindi, non puoi farci nulla, sai solo che ti senti sempre triste e come smarrita“.
Quando si accorse che soffriva di depressione, questa signora disse che che era come se potesse vedere le crepe sui muri, ma si sentiva ottimista e capiva perché aveva vissuto in quella stanza grigia, le sorgeva ora il problema di come renderla più bella.
Il risveglio dei sentimenti può essere doloroso all’inizio e suscitare ansia: “Come dipingerò le pareti? Troverò mai il colore giusto?“
Tutto questo può spaventare, ma è anche molto eccitante, perché riemergono i sentimenti positivi e questo è l’inizio della guarigione.
La signora di cui sopra, parlava così: “Mi sentivo come se avessi subìto un intervento e fossi stata per anni sotto anestesìa e quando cominciai ad uscire dalla depressione, ho provato fitte alla ferita, ma ora ero almeno abbastanza sveglia da credere a chi mi diceva che sarebbero passate e che sarei tornata ad essere me stessa“.